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Usa e l’avvertimento a Israele, ultimatum su Gaza e monito sul Libano

L'avvertimento del segretario di Stato Blinken e del segretario alla Difesa Austin: "30 giorni per facilitare l'assistenza umanitaria nella Striscia o potrebbe scattare l'embargo sulle armi". Poi la condanna alle operazioni delle Idf nel Paese dei Cedri

Operazione israeliana a Gaza - Fotogramma /Ipa

Nei giorni dell'escalation in Medio Oriente, e dopo gli attacchi delle Idf all'Unifil, arriva l'avvertimento su Gaza e sul Libano degli Stati Uniti a Israele. Nel mirino degli Usa la situazione umanitaria nella Striscia e le operazioni delle Idf nel Paese dei Cedri. Sul primo punto il dipartimento di Stato americano e la Difesa lanciano un vero e proprio ultimatum, minacciando di far scattare l'embargo alle armi destinate allo Stato ebraico. Sul secondo, ecco quindi la condanna verso "l'ampiezza e la natura" della campagna di bombardamenti israeliani a Beirut, cui gli Usa si oppongono.

Ultimatum Usa su Gaza

Se entro un mese, quindi dopo le elezioni presidenziali in America, Israele non faciliterà l'assistenza umanitaria a Gaza, potrebbe scattare l'embargo sui trasferimenti di armi per la violazione delle norme Usa sull'assistenza militare ai Paesi stranieri, scrivono il segretario di Stato, Antony Blinken, e il segretario della Difesa, Lloyd Austin, in una lettera indirizzata domenica scorsa ai ministri israeliani Yoav Gallant e Ron Dermer.

"La mancata attuazione di queste misure potrebbe avere conseguenze sulla politica degli Stati Uniti", hanno scritto Blinken e Austin, esprimendo profonda preoccupazione per il "deterioramento della situazione umanitaria a Gaza nelle ultime settimane". Dopo le promesse fatte a marzo dal governo Netanyahu, a settembre è stato invece registrato l'ingresso nella Striscia di meno aiuti.

Il portavoce del dipartimento di Stato, Matthew Miller, ha poi confermato che Blinken e Austin hanno inviato la lettera al governo di Tel Aviv: "Stiamo chiarendo al governo israeliano che questi sono cambiamenti che devono essere fatti e diamo loro un periodo appropriato di tempo per farlo", ha detto Miller, sottolineando che si tratta di "cambiamenti che devono fare per vedere il numero degli aiuti che entrano a Gaz tornare su dai livelli bassissimi che vediamo ora".

Miller ha poi respinto l'idea che Washington "mandi una lettera e chieda che questo debba succedere dal giorno alla notte", difendendo il fatto che alle autorità israeliane viene dato il tempo "appropriato" per fare i cambiamenti necessari perché si abbia "un aumento drastico dell'assistenza umanitaria".

Infine, il portavoce ha ricordato che la legge per gli aiuti militari all'estero impone che l'amministrazione garantisca che i Paesi che li ricevono non stiano conducendo azioni per impedire arbitrariamente l'accesso ad aiuti umanitari statunitensi.

Nella lettera si chiede l'accesso a Gaza di 350 camion al giorno da tutti e quattro i valichi e l'apertura di un quinto, l'attuazione di pause umanitarie in tutta la Striscia per consentire l'azione umanitarie, almeno per i prossimo quattro mesi, consentire ai civili della zona umanitari di al-Mawasi di spostarsi verso l'interno prima dell'inverno. "Per invertire la tendenza negativa, Israele deve, in conformità con le sue promesse, adottare misure concrete entro 30 giorni", hanno puntualizzato Blinken e Austin.

Il Dipartimento di stato e quello della difesa, per legge, "devono valutare continuamente" il rispetto, da parte di Israele, delle garanzie fatte all'inizio dell'anno che non limiterà il flusso di aiuti. Per il momento tuttavia gli Stati Uniti continuano a fornire armi a Israele, incluso il prezioso sistema di difesa antimissile Thaad.

Gli Usa chiedono anche a Israele di aprire un nuovo canale di comunicazione con Israele per discutere degli incidenti contro i civili, con un primo appuntamento da tenersi alla fine del mese.

La condanna degli Stati Uniti alle operazioni di Israele in Libano

Ma nel mirino degli Usa non c'è solo la situazione umanitaria a Gaza. Gli Stati Uniti hanno infatti anche "detto chiaramente a Israele che ci opponiamo alla campagna di bombardamenti che ha lanciato nelle recenti settimane a Beirut. Stiamo vedendo negli ultimi giorni una diminuzione dei raid, e continueremo a seguire con molta attenzione", ha continuato il portavoce del dipartimento di Stato Usa, spiegando che Washington "nutre preoccupazioni per la natura di questa campagna", in particolare per il "numero di civili" coinvolti.

"Ci sono raid specifici che sarebbe appropriato per Israele condurre, ma quando vediamo l'ampiezza e la natura della campagna di bombardamenti a cui stiamo assistendo a Beirut nelle ultime settimane, questo è qualcosa che, abbiamo chiarito al governo israeliano, ci preoccupa e ci trova contrari", ha aggiunto Miller con quello che appare essere il primo commento ufficiale dell'amministrazione Biden di condanna alle operazione di Israele in Libano.

Carenza di missili intercettori, Israele smentisce il Financial Times

Intanto Israele smentisce l'articolo del Financial Times secondo cui lo Stato ebraico avrebbe carenza di intercettori. "L'articolo pubblicato questa mattina sul Financial Times non è corretto", ha precisato ieri Yair Katz, citato dal sito di Channel 14. "Israele ha una scorta di missili intercettori sufficiente per una guerra a lungo termine", le parole del presidente dell'Organizzazione dei lavoratori dell'Industria aerospaziale.

"Non so chi ci sia dietro l'articolo, so che nella migliore delle ipotesi è un irresponsabile e nella peggiore cerca di indebolire lo Stato di Israele", ha aggiunto Katz, sottolineando che "dallo scoppio della guerra, i lavoratori e gli impiegati dell'industria aerospaziale e di altre industrie della difesa lavorano 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per fornire alle Idf munizioni difensive e offensive per le esigenze della guerra e continueremo a farlo finché ci sarà necessità".

ATTENZIONE - Questo articolo è stato originariamente pubblicato dall’agenzia Adnkronos. Sbircia la Notizia Magazine non è responsabile per i contenuti, le dichiarazioni o le opinioni espresse nell’articolo. Per qualsiasi richiesta o chiarimento, si prega di contattare direttamente Adnkronos.

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Esteri

Guerra Israele, ultime notizie oggi in diretta

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Esteri

Musica, il duo Cardaropoli e Ferro si esibisce a Madrid

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L'evento, in programma il 22 ottobre, è promosso in collaborazione con Mic e programma Siae Per chi crea

Musica, il duo Cardaropoli e Ferro si esibisce a Madrid

Dopo Valona, il duo composto da Gennaro Cardaropoli (violino) e Alberto Ferro (pianoforte) tornerà in Spagna martedì 22 ottobre per esibirsi, alle 20, nello splendido Salón de Actos di Madrid, all’interno dell’Istituto Italiano di Cultura interpretando le musiche di Giuseppe Martucci, Henryk Wieniawski, Claude Debussy e Igor’ Fëdorovič Stravinskij. L’appuntamento fa parte del programma internazionale promosso dal Cidim (Comitato nazionale italiano musica) grazie ai fondi del progetto Siae Per Chi Crea e del ministero della Cultura Direzione Generale dello Spettacolo. Il concerto del 22 ottobre viene organizzato in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid.

“I due artisti, formatisi anche presso l’Accademia Musicale Chigiana di Siena, tornano in Spagna dove avevano già avuto modo di esibirsi destando molto interesse da parte del pubblico. Al Cidim abbiamo sempre avuto l’obiettivo di dare sostegno a questi giovani talenti e continuiamo a farlo, con costanza e determinazione, anche grazie ai fondi messi a disposizione dal Ministero della Cultura e quest’anno anche grazie al supporto del programma Siae per chi crea e dell’Istituto Italiano di Cultura di Madrid”, commenta il Presidente di Aiam (Associazione italiana attività musicali) e vicepresidente del Cidim, Francescantonio Pollice.

“La musica è senza dubbio un potente strumento di dialogo e di unione, che permette di rafforzare la vicinanza tra la Spagna e l’Italia e le contaminazioni culturali costanti tra i due paesi, pilastro fondamentale della nostra attività. Per l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid è un grande piacere poter ospitare il concerto di questi due giovani artisti italiani, un’occasione che ci consente di sostenere la crescita professionale dei migliori talenti del nostro Paese, garantendo loro un palcoscenico di prestigio e un pubblico colto e appassionato”, conclude Susi Baldasseroni, direttrice ad interim dell’Istituto Italiano di Cultura a Madrid.

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Esteri

Organizzavano barconi dalla Libia, 10 fermi a Milano:...

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Sono almeno 8 le traversate via mare ricondotte agli indagati, una approdata a Lampedusa, una a Civitavecchia e 5 sulle coste greche

Polizia - FOTOGRAMMA

Sgominata un'organizzazione internazionale dedita al traffico di migranti dalla Libia all'Italia ed altri Paesi. La Polizia di Stato di Milano nelle prime ore di oggi ha dato esecuzione a un decreto di fermo emesso dalla Dda di Milano a carico di 10 soggetti di origine egiziana, indagati a vario titolo per i reati di associazione per delinquere, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nonché esercizio abusivo dell’attività creditizia.

In particolare, l’attività d’indagine condotta da personale della Squadra Mobile di Milano e del Servizio Centrale Operativo, con il supporto di analisti Europol nell’ambito dell’Operational Task Force Mediterraneo, a guida italiana, ha consentito di raccogliere indizi di reato in ordine alla presenza nel capoluogo lombardo di un sodalizio, avente carattere della transnazionalità e composto da più soggetti di origine egiziana, dedito al trasferimento illegale di migranti, sempre di nazionalità egiziana, sul territorio nazionale e su quello di altri Paesi europei, tramite imbarcazioni salpate dalle coste libiche.

Le indagini

Le indagini, avviate nel mese di luglio 2023, hanno evidenziato la presenza di una cellula milanese inserita in un più ampio network criminale internazionale, con ramificazioni in Egitto, Libia e altri Paesi europei, operante su due fronti: il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina di cittadini di nazionalità egiziana e il connesso esercizio abusivo di attività di prestazione di servizi di pagamento.

In tale ambito sono emersi soggetti che, vantando specifica esperienza e collegamenti internazionali, hanno dato vita a una consolidata rete di contatti tra referenti operanti in Nord Africa e in Europa. È stata documentata, infatti, l’operatività di persone dedite alla gestione di c.d. safe house presenti in Libia, al reperimento di beni necessari alla gestione dei migranti durante i mesi di permanenza in territorio libico (cibo, acqua, telefoni, satellitari, schede telefoniche), alla raccolta del denaro per il pagamento delle varie tratte e alla individuazione delle imbarcazioni utilizzate per attraversare il Mediterraneo.

Preciso schema operativo

Il consolidato modus operandi adottato dal sodalizio criminale ha seguito un preciso schema operativo: i migranti, dopo aver concordato, dall’Egitto, la partenza, hanno versato gli importi imposti ai facilitatori presenti a Milano; successivamente sono stati spostati in Libia attraverso il confine egiziano da altri correi presenti all’estero; giunti in territorio libico, i migranti sono stati raccolti dai facilitatori libici e collocati nelle c.d. safe house dislocate in varie località in attesa di partire. Durante tale attesa, che è spesso durata anche diversi mesi, talvolta anche in condizioni degradanti, alcuni migranti sono stati anche costretti a improvvisi trasferimenti, per sottrarsi ai crescenti controlli delle Autorità libiche, finalizzati a contrastare le partenze illegali da quel territorio. Dopo aver raggiunto l’Europa, in particolare la Grecia o l’Italia, su imbarcazioni non sempre in grado di sostenere la traversata, gli indagati si sono talvolta adoperati per far ottenere ai migranti irregolari permessi di soggiorno o per garantire il trasferimento da Milano ad altre città.

Per quanto concerne, invece, i facilitatori presenti in Nord Africa, soprattutto Egitto e Libia, è stato accertato che costoro hanno agito come vere e proprie agenzie di viaggio, procacciando i migranti, concordando il prezzo e organizzando il trasferimento fino alla destinazione finale in Europa.

Almeno 8 le traversate via mare

Sono almeno 8 le traversate via mare ricondotte agli indagati, una approdata a Lampedusa, una a Civitavecchia e 5 sulle coste greche; un ulteriore viaggio, con destinazione le coste italiane, si è concluso con una attività di soccorso, dopo che l’imbarcazione è risultata non più governabile e quindi essere finita alla deriva.

Le proiezioni del sodalizio in Grecia hanno permesso allo stesso di avviare anche la gestione di alcuni trasferimenti attraverso la c.d. rotta balcanica, per far fronte al crescente contrasto a quella marittima.

I guadagni

Il traffico di ogni singolo migrante diretto verso l’Italia ha portato all’organizzazione un introito oscillante tra i 4000 e i 6000 euro, perlopiù versati da parenti o amici. La rotta attraverso la Grecia ha comportato per i migranti, invece, il pagamento di una cifra compresa tra i 3000 e i 5000 euro.

Per il pagamento della somma pattuita è stato ancora una volta utilizzato il consolidato metodo "fiduciario" conosciuto come “hawala”, grazie alla presenza, sempre nella zona di Milano, di un nucleo familiare specializzato nel citato trasferimento di denaro.

L'hawala, com’è noto, è un sistema di trasferimento di denaro informale, basato sulla fiducia, in cui privati si accordano con altri privati e in cui il sovrapprezzo alla transazione, cioè la provvista che viene trattenuta dagli hawaladar, è in genere più alto di quello richiesto dalle società che legalmente si occupano di tali attività di trasferimento di denaro contante.

Nel corso delle indagini, infine, è emerso che taluni degli indagati nell’ultimo periodo hanno provato a eludere le normative che, attraverso il c.d. decreto flussi, disciplinano l’ingresso regolare di lavoratori stranieri in Italia e altri Paesi europei.

L’operazione odierna ha interessato non solo il territorio milanese, ma anche altre province italiane (Firenze, Asti, La spezia e Pavia) ove sono stati rintracciati alcuni degli indagati destinatari del provvedimento di fermo. L’indagine si trova nella fase delle indagini preliminari e sono fatte salve ulteriori e diverse valutazioni nelle fasi successive del procedimento.

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